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Il gruppo di lavoro ha cercato anche di capire quale sia stato, in passato, il comportamento dell’azoto del pianeta nano: ad esempio, se questo elemento volatile possa essere fuoriuscito dall’atmosfera ed essersi diffuso nello spazio. Per avere un quadro chimico più completo, inoltre, i ricercatori hanno dovuto armonizzare i dati relativi alle proporzioni di monossido di carbonio (ora scarsamente presente su Plutone) e quelle dell’azoto. Gli autori dell’articolo ritengono che la composizione chimica dell’antico Plutone sia stata influenzata dagli oggetti cometari che lo avevano formato e poi sia stata successivamente modificata dall’acqua allo stato liquido, presente forse in un oceano sub-superficiale. Lo studio, secondo il team, è infine una dimostrazione di come si possano costruire nuovi scenari di ricerca utilizzando in maniera innovativa i dati raccolti da missioni di successo.

 

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