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Dodici nuove lune per Giove.

Lune di gioveUn altro primato per il gigante gassoso del nostro Sistema solare: con la scoperta di altre 12 lune che gli orbitano attorno, il totale dei satelliti naturali di Giove sale a ben 79. Un numero davvero enorme secondo gli esperti della Carnegie Institution for Science di Washington (Usa), che nella primavera del 2017 hanno individuato i nuovi satelliti gioviani. Ma non è tutto: delle dodici lune appena trovate ce n’è una decisamentestrana, solitaria, molto piccola e con un’orbita che interseca quella delle compagne.

Serendipità

La scoperta è stata fatta un po’ per caso. La squadra di Scott S. Sheppard, infatti, stava cercando corpi celesti distanti, oltre l’orbita di Plutone, con particolare interesse a scorgere il Pianeta Nove, quell’ipotetico enorme pianeta che spiegherebbe le particolari orbite di diversi piccoli oggetti distanti nel Sistema solare.

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Il premio Nobel per la Fisica 2018 è stato assegnato a Arthur Ashkin, Gérard Mourou e Donna Strickland per le loro “invenzioni rivoluzionarie nel campo della fisica dei laser”.

Arthur Ashkin è statunitense, ha 96 anni e ha inventato una sorta di minuscole “pinzette ottiche”, che tramite la tecnologia laser possono essere utilizzate per raccogliere atomi, virus e cellule. Ashkin è riuscito a sfruttare la pressione esercitata dalla radiazione luminosa per muovere oggetti fisici, un risultato che un tempo era considerato da fantascienza. Nel 1987, Ashkin dimostrò la capacità del suo sistema in modo strabiliante: trattenne un batterio con le pinzette, senza causargli alcun danno e mantenendolo vitale. Ancora oggi, i concetti di base sviluppati da Ashkin sono utilizzati in biologia e biotecnologia per scoprire come funzionano i meccanismi della vita.

Gérard Mourou è francese e ha 74 anni, mentre Donna Strickland è canadese e ne ha 59. Entrambi hanno aperto la strada nel campo delle ricerche per ottenere gli impulsi laser più potenti mai prodotti nella storia dell’umanità. A metà degli anni Ottanta, hanno lavorato a un sistema per ottenere laser ad alta intensità, senza che questo distruggesse i materiali necessari per amplificare il segnale. Il loro metodo prevedeva di modulare la lunghezza d’onda della luce, amplificarla e poi comprimerla. Il sistema di compressione dell’onda è ciò che aumenta l’intensità dell’impulso luminoso.

La nuova tecnica sviluppata da Mourou e Strickland sarebbe diventata nota in seguito come chirped pulse amplification (CPA), ora uno standard per i laser ad alta intensità. Negli ultimi decenni il sistema ha trovato impieghi in moltissimi ambiti, compreso quello sanitario. Viene per esempio usato per le operazioni agli occhi, in modo da correggere i difetti della vista. La CPA ha grandi potenzialità e sono allo studio numerosi suoi altri impieghi sia nell’ambito della ricerca, sia per applicazioni nella vita di tutti i giorni.

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