Fisicapertutti

Il mondo allo specchio antimateria

AntimateriaLa materia allo specchio: come Alice nel Paese delle meraviglie, i fisici hanno cominciato da tempo a esplorare un mondo dell'antimateria, nel quale la materia ha caratteristiche diametralmente opposte a quelle della materia ordinaria.

Nell'antimateria, infatti, particelle e atomi hanno la stessa massa, ma carica elettrica opposta. Teoricamente un antimondo sarebbe del tutto indistinguibile dal nostro mondo, ma se i due entrassero in contatto si annullerebbero a vicenda.

Il primo a predire l'esistenza dell'antimateria, nel 1928, è stato il Nobel Paul Dirac e risale al 1964 l'esperimento in cui altri due Nobel, James Cronin e Val Fitch, hanno dimostrato che l'equilibrio tra materia e antimateria, prodotte nelle stesse quantita' all'epoca del Big Bang (in modo perfettamente simmetrico) si è rotto a vantaggio della materia. Vale a dire che una certa quantita' di materia è sopravvissuta allo scontro con l'antimateria. Il perchè questo sia accaduto è ancora un mistero.

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Il buco nero che cresce velocemente

(Divora l'equivalente di un nostro sole ogni due giorni)

buco neroÈ stato scoperto da un gruppo di astronomi dell’Università nazionale dell’Australia e il suo studio potrà aiutarci a capire i processi che portarono l’Universo a formarsi ed evolversi in ciò che vediamo oggi.

La scoperta è stata resa possibile analizzando i dati forniti dai satelliti Gaia (dell’Agenzia Spaziale Europea) e WISE (della NASA), insieme alle osservazioni effettuate dall’Osservatorio di Siding Spring nel New South Wales. I ricercatori non hanno osservato direttamente il buco nero, ma i suoi effetti sull’ambiente circostante con l’emissione di grande quantità di radiazioni, fenomeno noto come quasar. Osservare un oggetto così distante è un po’ come viaggiare nel tempo: poiché la luce impiega da quel punto 12 miliardi di anni per arrivare a noi, significa che stiamo osservando eventi avvenuti miliardi di anni fa, non molto dopo la formazione dell’Universo con l’evento scatenante del Big Bang (intorno a 13,8 miliardi di anni fa).

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Il cielo è sempre più blu sull’esopianeta WASP-127b

WASP 127b esopianeta

WASP-127b è un esopianeta molto originale. È uno dei pianeti meno densi mai avvistati ed è ricco di una molteplicità di metalli; non se ne trova uno così tra migliaia osservati. Tenuto d’occhio dal team di studiosi dell’Università di Cambridge e dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, IAC, in Spagna, le peculiarità di WASP-127b, un gigante gassoso con cieli parzialmente limpidi e forti tracce di metalli nell’atmosfera, sono finite in una ricerca su Astronomy & Astrophysics.

Ha un raggio 1,4 volte più esteso di quello di Giove ma ha il 20% della sua massa, orbita in poco più di 4 giorni intorno alla sua stella, ha una temperatura di 1127° C, ma la vera particolarità di WASP-127b è la sua atmosfera: per la prima volta è stata evidenziata la consistente presenza di metalli alcalini come sodio, potassio e litio, contemporaneamente. Un’atmosfera limpida, secondo gli studiosi, con cieli tersi al 50% circa, grazie alla forte concentrazione di sodio e potassio. “Le peculiari caratteristiche di questo pianeta ci consentono di approfondire la sua composita atmosfera” spiega Guo Chen, dello IAC, primo firmatario dello studio “la presenza del litio è fondamentale per comprendere l’evoluzione del sistema planetario e getterà luce sui meccanismi di formazione del pianeta”.

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Plutone, origini a base di azoto e comete

plutone

Continua a riservare sorprese e guadagnarsi gli onori della cronaca, come se volesse prendersi una rivincita sul declassamento a pianeta nano decretato dall’Unione Astronomica Internazionale nel 2006: Plutone, l’ex nono pianeta del Sistema Solare, torna a far parlare di sé per uno studio sulla sua formazione condotto da un team del Southwest Research Institute di San Antonio (Texas). La ricerca è stata illustrata nell’articolo “Primordial N2 provides a cosmochemical explanation for the existence of Sputnik Planitia, Pluto” e pubblicata recentemente sulla rivista di scienze planetarie Icarus.

Gli scienziati hanno elaborato un modello riguardante la formazione di Plutone, basandosi sui dati raccolti da due storiche missioni di esplorazione planetaria: New Horizons della NASA e Rosetta dell’ESA. La simulazione è stata definita ‘modello cosmo-chimico della cometa gigante’ e si fonda in particolare sull’abbondante presenza di azoto nella Sputnik Planitia, un ampio ghiacciaio - situato sulla superficie del pianeta nano - che forma la zona sinistra della Tombaugh Regio. Nel costruire il modello, gli studiosi hanno riscontrato una particolare coerenza tra l’ammontare dell’azoto nel ghiacciaio e quello che si sarebbe accumulato, se Plutone si fosse formato dalla fusione di un miliardo di comete o altri oggetti della Fascia di Kuiper con una composizione simile a quella di 67P, la cometa esplorata da Rosetta.

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Nuovo evento magnetico attorno alla terra

Evento magnetico

Lo spazio che circonda la Terra, anche se può apparire tranquillo ai nostri occhi, è ricco di segreti nascosti e processi invisibili. Grazie alla sonda Magnetospheric Multiscale spacecraft, MMS, della NASA, gli scienziati hanno scoperto un nuovo tipo di riconnessione magnetica, che avviene in una regione estremamente turbolenta, creando getti di elettroni ad alta velocità.

La riconnessione magnetica è uno dei processi più importanti che avvengono nello spazio ricco di particelle cariche note come plasma: dissipa energia magnetica e avviene quando le complesse linee di campo magnetico si spezzano, rilasciando nello spazio atomi ionizzati ad alta velocità. Ora gli scienziati hanno scoperto nel plasma turbolento un tipo di riconnessione che non è stata mai osservata prima. La scoperta aiuterà gli scienziati a comprendere il ruolo della riconnessione magnetica nel riscaldare la corona solare e nell’accelerare il vento solare. Poiché la riconnessione magnetica è un fenomeno frequente nel cosmo, quello che apprendiamo relativamente alla Terra può fornire informazioni importanti su processi che avvengono in regioni più remote.

Quando il vento solare impatta sul campo magnetico protettivo della Terra, l’onda d’urto genera fenomeni turbolenti che avvolgono il pianeta e si estendono per centinaia di migliaia di chilometri nello spazio. La riconnessione magnetica è stata osservata innumerevoli volte nella magnetosfera terrestre, ma di solito in condizioni relativamente tranquille. L’evento appena individuato dalla sonda MMS avviene invece in una regione chiamata magnetoguaina, situata al di fuori del confine esterno della magnetosfera, in cui il vento solare è estremamente turbolento.

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