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Per la prima volta osservata una giovane stella che divora pianeti in formazione

Stella divora pianetiGrazie al telescopio orbitale della NASA Chandra, un team di astronomi del MIT ha osservato per la prima volta il ‘pasto spaziale’ di una giovane stella, che sta divorando i suoi pianeti in formazione. RW Aur A si trova in un sistema binario a 450 anni luce dalla Terra.

A 450 anni luce dalla Terra c'è una giovane stella che sta letteralmente divorando i detriti di uno o più pianeti in formazione che le orbitavano attorno. È la prima volta che viene ‘osservato' un simile spettacolo astronomico. Lo hanno scoperto gli astronomi dell'Istituto Kavli per l'Astrofisica e la Ricerca Spaziale del celebre Massachusetts Institute of Technology, conosciuto soprattutto con l'acronimo di MIT.

La protagonista di questo ‘pasto spaziale' è RW Aur A, una stella con la stessa massa del Sole che fa parte di un sistema binario, dove convive assieme alla ‘sorella' RW Aur B. Ha solo pochi milioni di anni, e come tutte le giovani stelle è circondata da un disco di detriti, polveri e gas dai quali originano i nuovi pianeti. La stella viene studiata con costanza dagli scienziati sin dal 1937 a causa dei curiosi cambi di luminosità, che avvengono con intervalli irregolari.

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Scoperti tre nuovi pianeti a 330 anni luce dalla Terra

stella neonata

Due team di ricerca internazionali, grazie al radiotelescopio Alma e avvalendosi di una tecnica innovativa, sono riusciti a scorgere nella Via Lattea un trio di corpi celesti attorno alla stella 'bambina' HD 163296

Scoperti i pianeti più giovani della Via Lattea. L’individuazione di questi corpi celesti - tre in tutto - è merito di due team di ricerca internazionali che, avvalendosi di una tecnica innovativa, sono riusciti a scorgere un trio di pianeti attorno alla stella 'bambina' HD 163296. Per riuscire in questa impresa hanno utilizzato il radiotelescopio Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), che gli ha permesso di osservare una porzione di Via Lattea a circa 330 anni luce dalla Terra in direzione della costellazione del Sagittario.

Una massa simile a quella di Giove

I due studi che certificano la scoperta sono stati pubblicati sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. Il primo, che ha identificato due pianeti a circa 12 e 21 miliardi di chilometri dalla stella, è stato condotto da un team di ricerca guidato da Richard Teague dell’Università americana del Michigan. Il secondo invece è stato pubblicato da un gruppo di ricercatori che fa capo a Christophe Pinte dell’Università

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Premi SIF

 

La Società Italiana di Fisica bandisce per l'anno 2018 i seguenti premi internazionali:

 

 PREMIO "ENRICO FERMI" - 30.000,00 Euro

Il premio è stato istituito in occasione del centenario della nascita di Enrico Fermi ed è attribuito con cadenza annuale a uno o più Soci che abbiano particolarmente onorato la fisica con le loro scoperte. Una commissione di esperti nominati dalla SIF, dal CNR, dall'INAF, dall'INFN, dall'INGV, dall'INRIM e dal Centro Fermi (Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche "Enrico Fermi"), sceglie il o i vincitori tra una rosa di candidati e trasmette il suo giudizio al Consiglio di Presidenza della SIF per l'approvazione finale.
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PREMIO "GIUSEPPE OCCHIALINI" - 3.000,00 Euro
Per onorare la memoria di Giuseppe Occhialini, la Società Italiana di Fisica (SIF), insieme all’Institute of Physics (IOP), bandisce un premio per un fisico operante principalmente in Italia in riconoscimento di risultati rilevanti del suo lavoro di ricerca in Fisica negli ultimi 10 anni.
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PREMIO "FRIEDEL VOLTERRA" - 3.000,00 Euro
Per  onorare  la  memoria  di  Vito  Volterra  e  Jacques  Friedel,  la  Società  Italiana  di  Fisica  (SIF), insieme  alla  Société  Française  de  Physique  (SFP),  bandisce  un  premio per un fisico attivo nella collaborazione italo-francese, in riconoscimento di risultati rilevanti del suo lavoro di ricerca in Fisica negli ultimi 10 anni
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Trovata la massa mancante dell’universo

MATERIA RITRL'universo è finalmente "completo": è stata trovata la massa mancante, ossia la materia visibile prevista dai calcoli teorici, ma di cui gli scienziati non trovavano traccia in dieci miliardi di anni di storia: si nasconde nei filamenti di gas che attraversano il cosmo come una ragnatela. La scoperta, pubblicata su Nature, è dell'italiano Fabrizio Nicastro, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), e si basa sui dati del telescopio Xmm-Newton dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Nicastro: "Risolto uno dei più grandi misteri dell’astrofisica"

"Le nostre osservazioni, giunte dopo 18 anni di incessanti tentativi da parte di diversi gruppi di ricerca nel mondo, hanno finalmente individuato la materia ordinaria mancante dell'Universo", ha detto Nicastro, che ha coordinato la ricerca con altre istituzioni europee, statunitensi e italiane. Tra queste l’università di Trieste e la sezione triestina dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), l’università di Roma Tre e l’Osservatorio di Bologna. "La materia che abbiamo trovato - ha aggiunto - è esattamente nella posizione e nella quantità predette dalla teoria, quindi possiamo dire di aver risolto uno dei più grandi misteri dell'astrofisica moderna: quella dei barioni mancanti".

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