Fisicapertutti
image1 image2 image3 image3

Il premio Nobel per la Fisica 2018 è stato assegnato a Arthur Ashkin, Gérard Mourou e Donna Strickland per le loro “invenzioni rivoluzionarie nel campo della fisica dei laser”.

Arthur Ashkin è statunitense, ha 96 anni e ha inventato una sorta di minuscole “pinzette ottiche”, che tramite la tecnologia laser possono essere utilizzate per raccogliere atomi, virus e cellule. Ashkin è riuscito a sfruttare la pressione esercitata dalla radiazione luminosa per muovere oggetti fisici, un risultato che un tempo era considerato da fantascienza. Nel 1987, Ashkin dimostrò la capacità del suo sistema in modo strabiliante: trattenne un batterio con le pinzette, senza causargli alcun danno e mantenendolo vitale. Ancora oggi, i concetti di base sviluppati da Ashkin sono utilizzati in biologia e biotecnologia per scoprire come funzionano i meccanismi della vita.

Gérard Mourou è francese e ha 74 anni, mentre Donna Strickland è canadese e ne ha 59. Entrambi hanno aperto la strada nel campo delle ricerche per ottenere gli impulsi laser più potenti mai prodotti nella storia dell’umanità. A metà degli anni Ottanta, hanno lavorato a un sistema per ottenere laser ad alta intensità, senza che questo distruggesse i materiali necessari per amplificare il segnale. Il loro metodo prevedeva di modulare la lunghezza d’onda della luce, amplificarla e poi comprimerla. Il sistema di compressione dell’onda è ciò che aumenta l’intensità dell’impulso luminoso.

La nuova tecnica sviluppata da Mourou e Strickland sarebbe diventata nota in seguito come chirped pulse amplification (CPA), ora uno standard per i laser ad alta intensità. Negli ultimi decenni il sistema ha trovato impieghi in moltissimi ambiti, compreso quello sanitario. Viene per esempio usato per le operazioni agli occhi, in modo da correggere i difetti della vista. La CPA ha grandi potenzialità e sono allo studio numerosi suoi altri impieghi sia nell’ambito della ricerca, sia per applicazioni nella vita di tutti i giorni.

Leggi tutto: Il premio Nobel per la Fisica 2018

L’eredità della missione Planck dell’Esa

Radiazione cosmica di fondoSpettacolari conferme e un nuovo enigma. I risultati definitivi della missione Esa ratificano, con una precisione senza precedenti, la validità del modello standard della cosmologia. Con un’importante eccezione: l’esatto valore della costante di Hubble. È attorno a quel numero che osservazioni e modelli dovranno ora cimentarsi, ed è lì che potrebbe annidarsi la necessità di una nuova fisica

L’immagine mostra la mappa delle anisotropie della radiazione cosmica di fondo a microonde (Cmb) osservate dalla missione Planck dell’Esa. La Cmb rappresenta il più antico segnale elettromagnetico che possiamo captare nel nostro universo, prodotto quando l’universo stesso aveva appena 380mila anni. Questa immagine è stata realizzata con i dati della Planck Legacy release, ovvero quelli finali della missione, pubblicati a luglio del 2018. Crediti: Esa/Planck Collaboration

Era il 21 marzo 2013. Scienziati e giornalisti scientifici da tutto il mondo si erano riuniti nella sede parigina dell’Agenzia spaziale europea (Esa) – o si erano collegati online – per assistere al momento in cui la missione Planck dell’Esa avrebbe svelato la sua “immagine” del cosmo. Un’immagine ottenuta non con la luce visibile ma con le microonde. A differenza della luce visibile ai nostri occhi, la cui lunghezza d’onda è inferiore al millesimo di millimetro, la radiazione che Planck stava rilevando misurava onde più lunghe, da pochi decimi di millimetro a pochi millimetri. Ed era una radiazione emessa quando l’universo ebbe inizio.

Leggi tutto: L’eredità della missione Planck dell’Esa

Per la prima volta osservata una giovane stella che divora pianeti in formazione

Stella divora pianetiGrazie al telescopio orbitale della NASA Chandra, un team di astronomi del MIT ha osservato per la prima volta il ‘pasto spaziale’ di una giovane stella, che sta divorando i suoi pianeti in formazione. RW Aur A si trova in un sistema binario a 450 anni luce dalla Terra.

A 450 anni luce dalla Terra c'è una giovane stella che sta letteralmente divorando i detriti di uno o più pianeti in formazione che le orbitavano attorno. È la prima volta che viene ‘osservato' un simile spettacolo astronomico. Lo hanno scoperto gli astronomi dell'Istituto Kavli per l'Astrofisica e la Ricerca Spaziale del celebre Massachusetts Institute of Technology, conosciuto soprattutto con l'acronimo di MIT.

La protagonista di questo ‘pasto spaziale' è RW Aur A, una stella con la stessa massa del Sole che fa parte di un sistema binario, dove convive assieme alla ‘sorella' RW Aur B. Ha solo pochi milioni di anni, e come tutte le giovani stelle è circondata da un disco di detriti, polveri e gas dai quali originano i nuovi pianeti. La stella viene studiata con costanza dagli scienziati sin dal 1937 a causa dei curiosi cambi di luminosità, che avvengono con intervalli irregolari.

Leggi tutto: Giovane stella che divora pianeti in formazione

Dodici nuove lune per Giove.

Lune di gioveUn altro primato per il gigante gassoso del nostro Sistema solare: con la scoperta di altre 12 lune che gli orbitano attorno, il totale dei satelliti naturali di Giove sale a ben 79. Un numero davvero enorme secondo gli esperti della Carnegie Institution for Science di Washington (Usa), che nella primavera del 2017 hanno individuato i nuovi satelliti gioviani. Ma non è tutto: delle dodici lune appena trovate ce n’è una decisamentestrana, solitaria, molto piccola e con un’orbita che interseca quella delle compagne.

Serendipità

La scoperta è stata fatta un po’ per caso. La squadra di Scott S. Sheppard, infatti, stava cercando corpi celesti distanti, oltre l’orbita di Plutone, con particolare interesse a scorgere il Pianeta Nove, quell’ipotetico enorme pianeta che spiegherebbe le particolari orbite di diversi piccoli oggetti distanti nel Sistema solare.

Leggi tutto: Dodici nuove lune per Giove
2018  Fisicapertutti   globbers template joomla