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Plutone, origini a base di azoto e comete

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Continua a riservare sorprese e guadagnarsi gli onori della cronaca, come se volesse prendersi una rivincita sul declassamento a pianeta nano decretato dall’Unione Astronomica Internazionale nel 2006: Plutone, l’ex nono pianeta del Sistema Solare, torna a far parlare di sé per uno studio sulla sua formazione condotto da un team del Southwest Research Institute di San Antonio (Texas). La ricerca è stata illustrata nell’articolo “Primordial N2 provides a cosmochemical explanation for the existence of Sputnik Planitia, Pluto” e pubblicata recentemente sulla rivista di scienze planetarie Icarus.

Gli scienziati hanno elaborato un modello riguardante la formazione di Plutone, basandosi sui dati raccolti da due storiche missioni di esplorazione planetaria: New Horizons della NASA e Rosetta dell’ESA. La simulazione è stata definita ‘modello cosmo-chimico della cometa gigante’ e si fonda in particolare sull’abbondante presenza di azoto nella Sputnik Planitia, un ampio ghiacciaio - situato sulla superficie del pianeta nano - che forma la zona sinistra della Tombaugh Regio. Nel costruire il modello, gli studiosi hanno riscontrato una particolare coerenza tra l’ammontare dell’azoto nel ghiacciaio e quello che si sarebbe accumulato, se Plutone si fosse formato dalla fusione di un miliardo di comete o altri oggetti della Fascia di Kuiper con una composizione simile a quella di 67P, la cometa esplorata da Rosetta.

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Il mondo allo specchio antimateria

AntimateriaLa materia allo specchio: come Alice nel Paese delle meraviglie, i fisici hanno cominciato da tempo a esplorare un mondo dell'antimateria, nel quale la materia ha caratteristiche diametralmente opposte a quelle della materia ordinaria.

Nell'antimateria, infatti, particelle e atomi hanno la stessa massa, ma carica elettrica opposta. Teoricamente un antimondo sarebbe del tutto indistinguibile dal nostro mondo, ma se i due entrassero in contatto si annullerebbero a vicenda.

Il primo a predire l'esistenza dell'antimateria, nel 1928, è stato il Nobel Paul Dirac e risale al 1964 l'esperimento in cui altri due Nobel, James Cronin e Val Fitch, hanno dimostrato che l'equilibrio tra materia e antimateria, prodotte nelle stesse quantita' all'epoca del Big Bang (in modo perfettamente simmetrico) si è rotto a vantaggio della materia. Vale a dire che una certa quantita' di materia è sopravvissuta allo scontro con l'antimateria. Il perchè questo sia accaduto è ancora un mistero.

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Marica Branchesi astrofisica italiana tra i “magnifici 100 Time”

astrofisica italianaL'astrofisica italiana Marica Branchesi che ha 'ascoltato' le onde gravitazionali è tra le 100 persone più influenti al mondo secondo la rivista Time. Professore associato del Gran Sasso Science Institute (Gssi), Branchesi lavora per l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ed è membro della collaborazione Virgo. Lo scorso dicembre Nature l'aveva già segnalata tra le dieci personalità scientifiche del 2017.

L'astrofisica urbinate, che viene segnalata nella categoria 'Pioneers' (pionieri) con un ritratto firmato da Jeffrey Kluger, lavora da anni all'interno della collaborazione internazionale di Ligo-Virgo per la rivelazione delle onde gravitazionali.

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Il buco nero che cresce velocemente

(Divora l'equivalente di un nostro sole ogni due giorni)

buco neroÈ stato scoperto da un gruppo di astronomi dell’Università nazionale dell’Australia e il suo studio potrà aiutarci a capire i processi che portarono l’Universo a formarsi ed evolversi in ciò che vediamo oggi.

La scoperta è stata resa possibile analizzando i dati forniti dai satelliti Gaia (dell’Agenzia Spaziale Europea) e WISE (della NASA), insieme alle osservazioni effettuate dall’Osservatorio di Siding Spring nel New South Wales. I ricercatori non hanno osservato direttamente il buco nero, ma i suoi effetti sull’ambiente circostante con l’emissione di grande quantità di radiazioni, fenomeno noto come quasar. Osservare un oggetto così distante è un po’ come viaggiare nel tempo: poiché la luce impiega da quel punto 12 miliardi di anni per arrivare a noi, significa che stiamo osservando eventi avvenuti miliardi di anni fa, non molto dopo la formazione dell’Universo con l’evento scatenante del Big Bang (intorno a 13,8 miliardi di anni fa).

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